Sordità selettiva

Esiste qualcosa, a mio avviso, di ben più prezioso del tempo a nostra disposizione e della sua proficua gestione: la quantità di memoria a nostra disposizione per immagazzinare informazioni, emozioni e sensazioni.

La suddetta quantità, anche nelle persone più dotate, è, purtroppo, limitata e tutti noi siamo vittima, ogni giorno, di spamming verbale da parte di persone conosciute e/o sconosciute.

Lamentele relative a differenze retributive e turni di lavoro iniqui tra colleghi, analisi freudiana dell’incompatibilità relazionale con persone di cui sapete poco o niente, recensioni dettagliatissime di ristoranti di carne dove non andrete mai perché vegetariani, racconti di itinerari di viaggio, esotici e non, in paesi che non avete alcuna intenzione di visitare: queste solo alcune delle informazioni spazzatura che conoscenti, amici e partners uploadano ogni giorno nel vostro cervello.

Sono innegabili la necessità ed il diritto di ogni essere umano alla comunicazione ed alla condivisione ma, a mio avviso, è altrettanto inalienabile il diritto a non ascoltare informazioni non di proprio interesse mitragliate dalla egoistica logorrea dell’interlocutore.

Con una semplice tecnica, consistente nell’ ascoltare solamente i primi trenta secondi e nel memorizzare due o tre parole chiave riguardo alle quali fare domande ogni tanto, sarete liberi di pensare ai fatti vostri e di volare col pensiero, apparendo, allo stesso tempo, attenti ed interessati.

Saprete di essere padroni della tecnica quando sarete in grado, dopo aver memorizzato le parole individualista, bloccato ed infantile di sostenere una conversazione con l’amica delusa dal partner mentre pensate a come disegnare e costruire un circuito elettronico che, opportunamente programmato, alla pressione di un pulsante rosso, fa apparire su un display a led blu la parola “stocazzo”.

Il Misantropo

Oriente e occidente

In un tempo in cui l’Occidente elabora processi finalizzati alla standardizzazione e all’appiattimento dell’essere umano, tesi a renderlo un anello facilmente sostituibile della catena produttiva, in oriente, quello a noi più vicino, l’assenza di protocolli sociali di derivazione industriale sembra lasciare ancora spazio all’autodeterminazione degli individui.

In terre di sassi, polvere e povertà, gli uomini non temono di non essere in grado di pagare la rata del mutuo e sono disposti a mettere in gioco quel poco che hanno in difesa di un ideale, religioso, politico o di economia che sia.

Rispetto a quello mediorientale, pertanto, il modello sociale occidentale non è, a mio avviso, migliore perché la sua sopravvivenza è fondata sulle stesse basi su cui poggia il terrorismo: la paura di perdere qualcosa di importante; il tentativo, quindi, di classificare la situazione geopolitica mediorientale come una patologia rispetto al modello occidentale è, sempre a mio avviso, errato.

Il medio oriente non segue le regole dell’Occidente e, giustamente, non tollera intromissioni. Le dinamiche di paura che regolano l’agire occidentale non lo hanno mai riguardato e mai lo riguarderanno.

Sciiti e Sunniti continueranno a farsi la guerra perché la pensano in maniera diversa l’uno dall’altro sin dai tempi della morte di Maometto e non sarà questo o quell’ipocrita leader politico occidentale a fermarli: la guerra è orrenda ed ingiusta ma fa parte della natura umana e chi si intromette dall’esterno falsandone i naturali risultati, crea devastazioni ancora maggiori.

L’Occidente, quindi, si tenga le sue paure, i suoi iPhone, le sue Tesla, i suoi fondi monetari internazionali, i suoi palazzi di vetro e acciaio e le sue benzodiazepine e si tenga alla larga dall’autodeterminazione di popoli ancora pensanti.

Τα καλοκαγατια

La kalokagatia è la caratteristica principale dell’eroe greco, e, in una sola parola, grazie al meraviglioso potere delle lingue classiche, racchiude il significato letterale di bellezza mista a bontà e quello intrinseco di superiorità.

Senza girarci troppo intorno: il bello e buono è un essere, oltre che fisicamente, anche intellettivamente superiore e solo con la compresenza di entrambe le caratteristiche si puó essere astrattamente sicuri che sotto non ci sia la magagna.

Il solo bello, o bella, molto frequentemente, sarà un’ottima decorazione di tappezzeria oppure un ottimo surrogato di sex toy e, molto probabilmente, avrà un influsso negativo sulle persone che gli/le sono intorno.

Il solo buono, o buona, altrettanto frequentemente, cercherà di compensare con una bontà a volte eccessiva, invadente e stucchevole l’assenza di bellezza.

Il kalokagatos, invece, grazie all’equilibrio di entrambe le qualità saprà tenersi lontano dal brutto in tutte le sue declinazioni ed avvolgere in questa nube di positività, con il medesimo equilibrio, anche quelli che lo circondano.

Morte al κακός και μαλός

Il Paradosso milanese


Milano, 5 luglio, ore 14.30, 37 gradi e 80% di umidità.

Un uomo sulla quarantina attraversa sulle strisce, a metà dell’attraversamento scatta il verde ed un’orda di automobilisti inferociti, prima ipnotizzati ed ammansiti dal rosso del semaforo, comincia a vomitare sul malcapitato pedone una serie di insulti, conditi da vari “e alloraaa!!!”.

Milano, 5 luglio, ore 14.35, 37 gradi e 81% di umidità.

Un altro uomo, sempre sulla quarantina, attraversa la strada, deserta, al di fuori delle strisce. Sopraggiunge un uomo sulla sessantina, in scooter ad oltre 100 km/h, che lo vede passare, lo supera, si ferma ed urla: “Sulle strisce devi attraversare!!!!”.

Milano, 6 luglio, ore 7.00, 28 gradi e 90% di umidità.

Ancora un altro uomo sulla quarantina sta tornando dal suo jogging mattutino, attraversa sulle strisce e scattato il verde viene quasi investito da un autobus. Raggiunge la fermata, fa  educatamente le sue rimostranze all’autista, che si scusa, mentre una voce fuori campo di un passegero urla:” la prossima volta tieniti sul marciapiede!!!!”.

Questi tre piccoli esempi sono la empirica dimostrazione del principio matematico e filosofico  noto come “Paradosso milanese”.

Il cieco introiettamento della regola, che la fa assurgere a verità suprema ed incontrastabile fa si che la regola stessa si ponga in contrapposizione diretta proprio con ciò che per sua fisiologica natura dovrebbe tutelare: la vita.

Inquinamento umano

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Vi siete mai chiesti cosa vi spinga a reputare un posto meraviglioso guardandone le foto?

Spiagge bianche deserte, montagne incontaminate,  skyline di acciaio e cemento sulle quali si riflettono raggi di sole multicolore: una festa per gli occhi che si trasforma in necessità di vedere di persona quei posti.

Ma gli occhi e la mente sono stati ingannati perchè quei luoghi, in realtà, non esistono.

Al loro posto troverete inferni pullulanti di ciccioni in costume che, smartphone alla mano, si contendono un fazzoletto di panorama per scattare la foto del mare da postare sui social; montagne affollate di trolls, muniti delle più avanzate attrezzature per l’outdoor, accompagnati da bambini ingestibili che rompono la quiete di quei luoghi; città sovraffollate di esseri umani puzzolenti e malvestiti che, privi di qualsivoglia interesse culturale o sensibilità, sudando, gridando e mangiando cibo spazzatura, trasferiscono la loro puzza di umanità degradata e la loro bruttezza ai luoghi che occupano.

Ecco quindi delineata quella che, a mio avviso, rappresenta la più grave e incontrastabile forma di inquinamento: l’inquinamento umano.

La natura costruisce meraviglie e altrettanto l’uomo ha imparato a fare ma la fruizione di massa dello spazio lo snatura, lo violenta e, inevitabilmente, lo distrugge.

Se avete la fortuna di trovare un luogo bello e non affollato, quindi, non condividetelo, vivetelo in segreto, anche da lontano e quel posto, senza inquinamento umano, sarà sempre in grado, anno dopo anno, di farvi emozionare.